Matrimoni misti: indicatore di integrazione o di marginalità? Il caso italiano

La crescita dei matrimoni misti (matrimoni celebrati tra nativi e immigrati) viene spesso considerata come un indicatore di integrazione degli immigrati nelle società ospitanti. In questo lavoro, si sostiene che una più approfondita comprensione del legame tra integrazione e matrimoni misti trarrebbe beneficio dal ricorso alle teorie sulla formazione delle coppie (assortative mating) e sullo scambio di status (status exchange). In linea con recenti studi condotti in diversi paesi (es. Australia, Stati Uniti e Spagna), questo paper propone risultati empirici a supporto dell’ipotesi di scambio di stato nei matrimoni misti in Italia. Le analisi sono basate su microdati della Rilevazione Continua sulle Forze di Lavoro e su microdati della Rilevazione sui Matrimoni di fonte Stato Civile. I risultati mostrano che i matrimoni misti deviano significativamente dallo “standard” osservato tra le coppie formate da due italiani o da due stranieri e basato su omogamia educativa e ridotta differenza di età tra i coniugi. In particolare, i risultati indicano che i matrimoni misti sono più probabili quando gli uomini italiani sono più anziani e meno istruiti e quando le donne immigrate (soprattutto se provenienti da paesi non occidentali) sono più giovani e più istruite. Inoltre, la probabilità di un uomo italiano di sposare una donna immigrata cresce quando questa non è occupata e diminuisce quando questa è in possesso della cittadinanza italiana, a testimonianza della salienza dello scambio come ipotesi interpretativa dei matrimoni misti in presenza di bassi livelli di integrazione.

Autori

  • Raffaele Guetto
  • Davide Azzolini

Dettagli

Numero pubblicazione: Working Paper 2014-03
Data: 08/2014
  • Assimilazione,
  • Integrazione,
  • Matrimoni misti