DUST - Distopie – Utopie – Spazi in Transizione
DUST affronta il problema cruciale dei giovani a rischio di emarginazione sociale, che hanno perso la volontà di aspirare e immaginare un futuro migliore. Ispirato agli studi dell’antropologo Arjun Appadurai sull’aspirazione, l’utopia e la distopia, il progetto mira a riattivare questa fondamentale competenza culturale. Nonostante a Bolzano siano disponibili numerosi servizi socio-culturali accessibili, molti giovani vulnerabili ne restano esclusi per mancanza di consapevolezza o di reti sociali. DUST si propone di colmare questa lacuna, aiutando i giovani a recuperare la capacità di immaginare e perseguire un futuro più promettente, permettendo loro di attivare il proprio potenziale e migliorare la propria condizione sociale.
Il progetto
DUST progetta e valida un modello innovativo di consulenza culturale, mentoring e supporto che mette in contatto i giovani vulnerabili (fino ai 29 anni) con diverse opportunità sociali e culturali disponibili a livello locale. Il progetto agisce sia direttamente con i partecipanti, sia indirettamente con le organizzazioni culturali, rendendo questi spazi più accessibili e significativi. La metodologia si sviluppa in tre fasi principali: inizialmente, i partecipanti immaginano un futuro distopico se le tendenze negative attuali dovessero continuare; successivamente, trasformano creativamente questa visione in uno scenario utopico; infine, co-creano piani d’azione concreti per realizzare le proprie aspirazioni. Le attività comprendono consulenze individuali, laboratori di gruppo, formazione artistica e mentoring continuo all’interno delle organizzazioni della comunità. Il progetto coinvolge partenariati multi-attoriali e integra un monitoraggio costante per seguire i progressi, le curve di apprendimento e i feedback positivi, al fine di perfezionare l’approccio attraverso un processo iterativo.
DUST è un progetto del Centro giovani via Vintola in partenariato con Irecoop Alto Adige Südtirol, Fondazione Bruno Kessler, Arciragazzi Bolzano e in collaborazione con i colleghi dell’Agenzia di trasformazione culturale Che Fare